Papa Benedetto XVI apre l’Anno della Fede

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L’11 ottobre scorso il Santo Padre ha inaugurato l’Anno della Fede in Piazza San Pietro con innumerevoli pellegrini tra i quali eravamo presenti anche noi.
Il Santo Padre, nell’omelia, ci ha dato lo spunto per riflettere insieme su alcuni contenuti importanti della nostra fede, in primo luogo su nostro Signore Gesù Cristo, del quale il Papa ha affermato che è il centro del cosmo e della storia, centro della fede cristiana.

Il cristiano crede in Dio mediante Gesù Cristo, che ne ha rivelato il volto. “Dio nessuno l’ha mai visto, proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1, 18) e attraverso il volto di Cristo possiamo vedere il volto del Padre. Il Padre ha consacrato con l’unzione il Figlio e lo ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio (cfr. Lc 4,18). È, dunque, Cristo il vero e perenne soggetto dell’evangelizzazione, ha detto il Santo Padre. Questo ci incoraggia molto, perché al di là delle nostre capacità, sappiamo che quando annunciamo Cristo è Lui che parla attraverso di noi e ci fa dire quello che è necessario per raggiungere il cuore degli uomini.

Il Santo Padre ha poi sottolineato l’importanza di portare Cristo in questo mondo senza Dio, trasformatosi in un deserto arido e vuoto. L’uomo ha pensato di fare a meno di Dio, ma più va avanti e più diviene assetato di Dio e delle cose dello spirito, perché l’uomo è stato fatto per Dio e senza di Lui non può vivere. In questo deserto, dunque, c’è bisogno di persone di fede che, con la loro stessa vita, indichino la via verso la Terra promessa e così tengano desta la speranza. “Oggi più che mai evangelizzare vuol dire testimoniare una vita nuova, trasformata da Dio, e così indicare la strada”. La nostra vita, ha proseguito il Papa, è come un viaggio-pellegrinaggio (cfr Sir 34,9-13): il viaggiatore sapiente è colui che ha appreso l’arte di vivere e la condivide con i fratelli perché anch’essi possano camminare sulla giusta via. Anche quest’Anno della Fede si può considerare come un “pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo, in cui portare con sé solo ciò che è essenziale: non bastone, né sacca, né pane, né denaro, non due tuniche – come dice il Signore agli Apostoli inviandoli in missione (cfr Lc 9,3), ma il Vangelo e la fede della Chiesa”.

Alla fine della celebrazione eucaristica, il Santo Padre Benedetto XVI, come Paolo VI in chiusura del Concilio Vaticano II, ha indirizzato un messaggio alle personalità conosciute e ai credenti del mondo che si sono distinti per l’impegno della Fede invitandoli alla collaborazione con la Chiesa per la diffusione del messaggio di Cristo nel mondo: Messaggio indirizzato ai governanti, agli uomini di scienza e di pensiero, agli artisti, ai lavoratori, alle donne, ai poveri, ammalati e sofferenti, ai giovani, ai catechisti.

È stata dunque una celebrazione che ci ha fatto ricordare la storia degli ultimi anni della nostra Chiesa, ma non è stata un’autocelebrazione della grandezza del Concilio Vaticano II o dell’importanza del Catechismo della Chiesa Cattolica ma bensì un enorme sguardo sul futuro della Chiesa valorizzando quello che da questi due grandi eventi la Chiesa stessa ha beneficiato.
Guardiamo perciò avanti in questo anno della fede e preghiamo Maria Stella della Nuova Evangelizzazione, affinché ci renda autentici testimoni di Gesù Cristo nel mondo!