25 marzo Solennità dell’Annunciazione a Maria Santissima

25-marzo

In questo mese, desideriamo soffermarci con voi a considerare con più attenzione e devozione il brano del Vangelo di Luca che riporta l’episodio dell’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria Santissima (Lc 1, 26-38).

Il brano si apre con l’apparizione dell’angelo Gabriele “a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria” (v.27). Nello stesso versetto, come potete notare, per ben due volte è sottolineato che Maria è vergine e lo ripeterà lei stessa al versetto 34, quando dirà all’angelo : “Non conosco uomo”. Questa ripetizione è dovuta alla necessità di sottolineare questo elemento per far comprendere la straordinarietà del concepimento di Maria.

L’evangelista Luca evidenzia il fatto che l’angelo appare a Maria nella sua città di Nazaret, nella sua casa, per esprimere che Dio entra nella quotidianità della nostra vita, trasformandola.

L’angelo saluta Maria, chiamandola con il verbo greco “Kecharitomene”, che normalmente è tradotto con “piena di grazia”, ma tale traduzione non consente di comprendere la ricchezza di significato di tale espressione. Si tratta di un verbo greco perfetto passivo. Il tempo perfetto, in greco, indica un’azione iniziata nel passato, ma i cui effetti permangono nel presente. Il passivo, invece, serve per esprimere un’azione subita dal soggetto. Il verbo “Kecharitomene”, dunque, indica l’iniziativa divina nella vita di Maria, iniziativa che, avvenuta nel passato, ha effetti che perdurano anche nel presente. L’espressione “Kecharitomene” si potrebbe rendere così: “Tu che Dio ha colmato della sua grazia”. La grazia di cui Maria è ricolma, però, non la esenta dallo sforzo e dalla fatica di entrare nel progetto di Dio.

Poi l’angelo le dice: “Il Signore è con te”, varie volte nell’Antico Testamento si usa questa espressione per indicare la protezione e l’aiuto di Dio per una missione ricevuta. Dio assicura la sua protezione a Giacobbe, Mosè, Gedeone, dunque, Maria è collocata tra le grandi figure che hanno ricevuto da Dio un particolare sostegno in vista di una missione da compiere. Al turbamento di Maria segue la rassicurazione dell’angelo: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio” (v.30).
E le annuncia la sua missione: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (vv. 31-33). Maria domanda all’angelo come sarà possibile questo: è una reazione comprensibile, data la grandezza dell’annunzio. Maria non dubita, come fece, invece, Zaccaria all’annuncio della nascita di Giovanni Battista, perché il suo atteggiamento è già di disponibilità e apertura alla volontà di Dio, tuttavia vuole capire come si avvererà la parola dell’angelo.

Ecco che l’angelo le dà la spiegazione: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio” (v. 35). Lo Spirito Santo scenderà su Maria, come a Pentecoste scenderà sugli apostoli. Il verbo greco utilizzato da Luca per l’annunciazione, infatti, è lo stesso che l’autore degli Atti degli Apostoli utilizzerà per descrivere la discesa dello Spirito sugli apostoli, a Pentecoste. Anche il verbo “stenderà la sua ombra” è lo stesso verbo che nell’Antico Testamento era usato per indicare la nube che copriva la Tenda del convegno, dove Dio aveva stabilito la sua dimora. Qui, dunque, esprime non solo la presenza di Dio nel bambino, ma che quel bambino è Figlio di Dio.

Per confermare le sue parole, l’angelo dà un segno a Maria: “Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio” (vv. 36-37).
Alle parole dell’angelo, Maria non teme più e con fiducia dà l’assenso del cuore e della volontà alla Parola di Dio: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (v. 38).

Maria si definisce “serva del Signore”, in questo modo richiama tutta la storia dei chiamati da Dio che hanno detto: “Si” al Signore: Abramo, Giacobbe, Mosè, Davide, il servo sofferente descritto dal profeta Isaia.

“Serva”, dunque, è il terzo nome di Maria: il primo, Maria, le è dato dagli uomini, il secondo, “Kecharitomene”, le è dato da Dio, il terzo, “serva”, se lo dà da sola.

Con il suo “Si”, Maria diventa modello di ogni vocazione, figura dei credenti e della Chiesa, chiamati ad aderire alla volontà di Dio e a mettersi al suo servizio. Impariamo anche noi a dire “si” a Dio in ogni circostanza della nostra vita, lasciandoci prendere per mano da Maria, nostra Madre e Madre della Chiesa.